© 2017 Cesare Di Cola.
All rights reserved.

Logo di Vittorio Giardino

Privacy Policy

Monte Athos

© Archivio fotografico Giuliano e Cesare Di Cola

I PIÙ VICINI A DIO di Vittorio Citterich in «Panorama Mese» (Agosto 1984)

Come tre dita distese sul mare. Penisola della Calcidica, in Grecia. Il dito più orientale è il monte Athos, la repubblica dei monaci, ultimo reperto storico di questo genere, dopo la dispersione del monachesimo buddista nel Tibet. Poco meno di duemila monaci, separati dal mondo, vivono nei venti antichi monasteri, nelle "schìte" (piccole comunità collegate al monastero maggiore), nelle grotte e nelle capanne degli eremiti, i solitari consumatori di preghiere. [...] La repubblica monastica dell'Athos, santuario dell'ortodossia, il cristianesimo orientale, ha la sua capitale, Cariés, la sua carta costituzionale che regola l'auto-governo. Agli stranieri concede un regolare passaporto, su carta pergamena, il "diamonitìrion". Non è difficile ottenerlo, la burocrazia è minima. Si tratta infatti del più singolare documento burocratico, nella storia di tutte le burocrazie. E comunque, prima di arrivare al diamonitìrion, bisogna superare alcune difficoltà. Non è facile ottenere l'autorizzazione al viaggio, che di regola dovrebbe essere rilasciata dall'ufficio di direzione ecclesiastica del ministero degli Esteri di Atene soltanto a chi dimostri di voler andare sull'Athos per motivi religiosi e non turistici, e sia studioso di teologia o sacerdote o abbia preso i voti. Il diamonitìrion, rilasciato dall'autorità governativa centrale, attesta che il portatore (nome, cognome, nazionalità) ha raggiunto il monte Athos come pellegrino benintenzionato, ed invita pertanto i responsabili dei venti monasteri a dargli un'accoglienza fraterna nel nome di Gesù Cristo, figlio di Dio e salvatore degli uomini. [...] "Benvenuto l'ospite tanto atteso", ti salutano. Mangia con noi e stanotte riposati, le lenzuola sono pulite. Domani, alle sei, suoneremo il cembalo: se vuoi vieni a pregare con noi, altrimenti non importa, pregheremo per te. Quanto costa l'ospitalità? Niente. La straordinaria accoglienza dei monaci ha soltanto un ostacolo assoluto, un implacabile divieto burocratico. Il passaporto per il monte Athos, il diamonitìrion, esclude rigorosamente le donne. La contraddizione storica è evidente. C'è di più. Secondo la tradizione, storicamente non accertata ma ancora valida nei monasteri della santa montagna (àghion òros in greco: nuovo nome del monte Athos), la storia cristiana di quel monte comincia con l'approdo di una donna ebrea, Maria, sulle rive della penisola calcidica. C'è ancora oggi un porticciolo di pescatori che porta il nome suggestivo di "Òrmos panaghiàs", l'approdo della donna santissima, la Madonna, insomma, la madre di Gesù. Affronto il complesso argomento con due giovani monaci che dipingono icone, servendosi di tecniche antiche (tavola, rosso d'uovo, tempera in polvere) ma non inconsapevoli dell'arte contemporanea e delle sue ricerche. [...] Le fotografie di Giuliano Di Cola qui pubblicate sono un documento singolare, se si considerano le diffidenze che sulla santa montagna, àghion òros, censurano i maneggioni delle macchine e delle lenti d'ingrandimento., Ma soprattutto, mi sembra, sono un immagine di simpatia, di comprensione umana non superficialmente curiosa e folcloristica. Forse per questo motivo quando salimmo nel battello del ritorno, il vecchio monaco Pétros, addetto alla cucina, ci gridò dietro: "Tornate, ospiti tanto attesi! Quando il mondo dorme, il monte Athos, come una candela, veglia e prega". Nell'era elettronica non trascuriamo il chiarore antico delle candele.

 Monte Athos - Dall'alto della Sacra Montagna 

Amico - Di Cola - personale dei grandi inviati, finisce con il diventare la spalla di molti di loro. Un giorno, Vittorio Citterich e Costas Papadopulos lo chiamano a Roma e lo invitano a vivere una settimana insieme a loro, sul Monte Athos. E' una esperienza incredibile. Dopo una marcia a piedi di oltre tre ore, arrivano sulla parte più alta del Monte, in uno dei più antichi monasteri della vecchia Ellade, e qui imparano a conoscere la vita di questi eremiti, che si nutrono di foglie e di essenze aromatiche, pregando e lavorando. Ne viene fuori una storia fantastica, raccontata per immagini, straordinaria. Sono tutte foto d'autore, che Citterich commenta magistralmente bene, ma che potrebbe anche non fare, tanti sono i colori e gli umori che queste foto riescono a suscitare.

Pino Nano in Calabritudine


Giuseppina Rocca, «Il Messaggero» 14 febbraio 1984


Immagini di antichi mestieri che risalgono al 1100 di architettura bizantina, figure di monaci dalle lunghe barbe spesso candide curvi sotto il peso di otri carichi di acqua o intenti a dipingere una icona; paesaggi morbidi dai colori sfumati, volutamente sgranati capaci di comunicare sensazioni di pace e impressioni senza tempo. Mistero e misticismo: due emme in un solo reportage dal titolo suggestivo «Monte Athos. Lo stato di Dio», realizzato da Giuliano e Cesare Di Cola e adesso esposto fino al 28 febbraio alla galleria «Il Canovaccio» in via delle Colonnette. Cosa succede negli Anni Ottanta nella Repubblica Monastica (unico esempio di stato sovrano retto da monaci di religione greco-ortodossa) del Monte Athos? È tutto rimasto fermo al X secolo, epoca in cui con l'appoggio dell'imperatore di Bisanzio nacque il primo monastero. Le regole sono le stesse di allora. Racconta Giuliano Di Cola, uno dei pochi fortunati visitatori ad essere stato ammesso in questo mondo roccaforte della preghiera ancora vietatissimo alle donne e agli animali di sesso femminile e dove l'unico mezzo di comunicazione tra i venti monasteri sopravvissuti, sui trecento d'origine, sono i multi. Entrarvi significa lasciare alle spalle la tecnologia e il progresso. La sensazione del silenzio è terrificante. In un primo momento t'avvolge, al terzo giorno diventa ossessione. È una realtà senza tempo che si può solo accettare facendo propria la prima e fondamentale regola del monachesimo: «più sono lontano dal mondo più mi avvicino a Dio».


 

© 2017 Cesare Di Cola. 
All rights reserved.

Logo di Vittorio Giardino

  Privacy Policy